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L’anno giusto

“Sei arrivata proprio nell’anno giusto! L’anno scorso non era così, ora la gente è molto più competitiva.”

Questo mi ha detto una ragazza, iscritta anche lei al M1 di psicologia, che mi aveva riconosciuto dal giorno prima, in cui c’erano state le presentazioni delle magistrali.

Tralasciando la sorpresa provata per questa qui che mi ha riconosciuto (e non è stata l’unica! Eppure non avevo dimenticato i pantaloni a casa, diamine!), in effetti questo primo anno di magistrale, come ci è stato ben spiegato, non implica che verremo accettati al secondo anno, che invece sarà a numero ristretto.

Da circa 75 che siamo, ne resteranno una ventina. Questo ci è stato detto.

E come prima emozione c’è stata la paura, l’insicurezza, il chiedersi “Diamine, e io come farò?!”

Poi è arrivata la mia tigre, il mio totem, io e lei ci stiamo facendo le ossa e ci diamo forza a vicenda. E quando è arrivata solo una frase avevo nella mente e soprattutto nel cuore: “Okay, sarò tra questi venti!”

Non sono incosciente, so bene che ci saranno delle difficoltà. I metodi qui sono molto diversi da quelli dell’università italiana. Devo già trovarmi un luogo dove fare il tirocinio, sebbene debba cominciarlo appena nel secondo semestre. Ma da quello che ho capito, no stage no party, e per party intendo seminari che i professori tengono e che, come ci è stato ben spiegato, è meglio seguire per essere in quel “pool” di studenti che si eleveranno dalla massa, verso il M2.

State attenti, watch out, faites attention (in francese non è particolarmente incisivo), tra le vostre linee c’è una tigre che ha conosciuto la sua forza e ha imparato ad usarla!

 


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France, mon amour!

Sono passati più di due anni, e da allora ho visto la porta dell’Inferno da cui sono fuggita a gambe levate, mettendo sulle spalle tutta la sofferenza degli altri e affossando sempre più, in quel Inferno che avevo visto, la mia.

Intanto mi levavo alta, ingenua e folle e volutamente inconsapevole. Ogni tanto voci dall’Inferno mi chiamavano e io terrorizzata fuggivo ancora più in alto.

È mia forte convinzione che siamo noi fautori del nostro destino, ma non posso negare il fatto che nei momenti più bui della vita, dove difficilmente abbiamo la forza di seguire la nostra strada, determinati eventi e persone possano condurci dove poi avremmo voluto essere.

Io in quel periodo, appunto, ero cieca e mi lasciavo trasportare o dall’inerzia nei momenti desolanti o dall’impulsività nei momenti più dolorosi.

Sono stata una tigre ferita, rabbiosa, chiusa nel suo dolore. Ho ringhiato e morso molti che mi si sono avvicinati. Volevo solo che venisse accettato il mio dolore, quel dolore che io stessa non accettavo e non volevo né vedere né sentire. L’incoerenza fatta persona.

Folle.

Nel frattempo mi preparavo per gli ultimi esami, e frequentavo il mio tirocinio. Da qui cominciavo a intravedere la strada che volevo intraprendere, seppure mi sembrasse ancora troppo lontana. Conoscevo molte personalità e cominciavo a riconoscere la mia.

Mi avvicinavo piano piano a quella porta dell’Inferno, dove vedevo solo tenebra e sentivo solo un dolore immenso.

Conoscevo un ingombrante e confusionario personaggio, a cui mi sentivo vicina. Personaggio che ritrovai nel corso di meditazione mindfulness da lui tenuto.

Fu così che cominciai davvero ad essere vicina al baratro, a quella fornace oscura del mio Inferno, in cui non volevo entrare da troppo tempo, in cui di certo non potevo entrare da sola.

Ed eccomi a passare quasi un anno e mezzo con quel personaggio ingombrante e confusionario, che divenne a volte amico, a volte salvagente, a volte un po’ padre, a volte un po’ carnefice, ma soprattutto che divenne il mio Virgilio, a cui ancora oggi do la mia piena fiducia e a cui amo ancora rivolgermi, quando ne ho bisogno.

Risultato di tutto questo? È stato un percorso difficilissimo, faticosissimo, pieno di dolore e felicità, e sono sempre su quella strada, ma adesso ho di nuovo in mano la mia vita.

Ho una diversa consapevolezza e un diverso modo di vedere il tempo e la vita stessa.

Ora sto costruendo la mia strada in Francia, ora sono a Dijon, dove ho cominciato la magistrale di psicologia clinica e psicopatologia. E non potrei essere più “confusa e felice”.


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I’m on my road…

Sono cambiate molte cose, tutte assieme, così velocemente che dopo quasi più di una settimana non me ne rendo ancora pienamente conto.

Ora però sento di avere di nuovo in mano la mia vita, ogni cosa si sta mettendo al suo posto.

A dicembre mi laureo, anche l’ultimo esame che sembrava impossibile da superare è passato.  Mi sono iscritta ad un corso di Tai Chi e di Aerobic fight, inoltre presto comincerò a seguire un corso per il diploma di lingua francese. E poi via, in un ateneo francese a terminare gli studi.

Ogni evento ha preso la sua strada e ora le vedo sempre più chiaramente e sto ritrovando il coraggio, la forza di seguirle.

On my own, but never alone.

Roar


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Ventisette volte foglie d’alloro

Quando un amico si laurea, il Dottore deve regalare agli ospiti, soprattutto a chi non si è ancora laureato, una foglia d’alloro della sua corona.

Come sarcasticamente e sadicamente ha ricordato la mia sorellina, io ormai faccio come la protagonista del film “27 volte in bianco“, vado a tutte le lauree, non mi sono ancora laureata e faccio in modo di felicitarmi moltissimo con i nuovi dottori, ricevendo valanghe di foglie.

Ieri sono stata a ben due lauree, non ho usato taxi, ma la mia auto era comunque piena di ricambi d’abito, scarpe e beauty con trucchi e spazzolino da denti!

Però oggi ho ricevuto la mail che da una svolta. L’assistente della professoressa a cui ho chiesto di farmi da relatrice ha scritto che il mio argomento di tesi va benissimo e mi ha dato appuntamento per decidere il programma da seguire.

Come sempre la mia sorellina mi ha fatto notare, forse avrò prima pronta la tesi che finiti questi dannati ultimi tre esami che mi mancano, ma l’importante è pur aver finito con una delle due cose.


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Spunti di riflessione

A volte i nostri sogni ci sembrano indicare un futuro possibile, molti parlano proprio di sogni premonitori. Esiste chi ha fede cieca in queste “premonizioni”, tanto da ritenerle voci del destino.

Esistono persino libri per “leggere” questi nostri sogni.

Ma ci sono anche scuole di pensiero, che ritengono i nostri sogni, desideri, pulsioni, più o meno presenti alla coscienza.

Smettiamo di considerare per un attimo che sia possibile avere sogni premonitori.

Eppure facciamo sogni in cui vediamo luoghi, i quali si ripresentano frequentamente in diversi sogni, come se dovessimo conoscerli già; viviamo situazioni molto realistiche. Se i nostri sogni indicano delle pulsioni e dei desideri, e quindi delle volontà, forse non è il destino a rendere quei sogni premonitori, bensì la nostra volontà di rendere quei sogni reali, quindi non ci sarà nessun evento paranormale.

Se decidiamo di non credere ad un intervento magico della nostra mente, o del nostro destino, allora è vero che il solo desiderare un determinato futuro, può far avverare quel sogno notturno, il quale allora avrà sì premeditato il futuro. Un futuro però determinato dalla nostra volontà e non determinato da un destino superiore, un futuro che abbiamo voluto e creato noi stessi. Saranno state le nostre azioni e non un mistico intervento del destino.

Credo che la lettura di un estratto di un libro che in questo periodo mi sta facendo molto pensare possa aiutarmi a spiegare ciò che penso:

Il nostro futuro dipende in gran parte da noi. [...]La legge del Karma, spesso fraintesa, implica che ogni azione positiva o negativa avrà, a breve o lungo termine, in questa vita o dopo molte rinascite, conseguenze positive o negative in funzione della sua originaria natura. [...] In virtù di questa legge possiamo affermare che siamo senz’altro responsabili di quello che viviamo.

Che vogliate o meno credere a questa filosofia, è pur sempre vero che non ammettere e soprattutto accettare di essere fautori del proprio destino, nel bene e nel male, e  soprattutto a causa del “male” non ci si vuole responsabilizzare (parlo in prima persona), è un atteggiamento cieco.

E’ rassicurante credere che ci sia un destino, che tutto sia già scritto. Anche io amo, alle volte, farmi rassicurare dalla Sibilla (un piccolo libro nero, pieno di frammenti di parole che, unite con un metodo numerico, formano una premonizione sul nostro futuro).

Fai la tua domanda e se la risposta non ti soddisfa del tutto, sei portato a giustificare magari la tua inazione, dopotutto evidentemente così è scritto nel destino.

Ma poi leggoDi solito il nostro istinto naturale è rifiutare tale responsabilità e attribuire l’origine dei nostri problemi a cause esterne. Sottrarsi così alla realtà, invece di affrontarla, può essere comodo ma non risolve il problema.” “Ogni cosa, ogni essere esiste soltanto in un rapporto di interdipendenza con gli altri e con il resto del mondo. Nulla esiste di per sè, ma tutto dipende da una serie di cause e condizioni a loro volta interdipendenti, legate le une alle altre e generano cambiamento.[...] Ogni fenomeno, ogni essere, ogni avvenimento è il risultato di una serie di cause e di condizioni infinite: quando abbiamo un problema, è infantile attribuirne la responsabilità ad una persona o a un motivo principale. È quindi vano impiegare tutte le nostre forze allo scopo di eliminare il motivo o la persona. Converrebbe invece ricordarsi che siamo sempre noi i responsabili di quanto ci accade. Non potremmo mai conoscere tutte le cause di un evento, a meno di non essere onniscienti, perché nella loro concatenazione interviene sempre la sovrapposizione del karma di più vite.

 

Citazioni tratte da “Lettera alle donne” del Dalai Lama, redatto da Catherine Barry

 

 


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…meditando…

Se sei depresso, stai vivendo nel passato.

Se sei ansioso, stai vivendo nel futuro.

Se sei in pace, stai vivendo nel presente.

                                                                                                Lao Tzu


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Sono sempre in gioco, più o meno

Le cose son sempre un pò ferme.

La frase “Gli ostacoli sono quelle cose spaventose che vedi quando togli gli occhi dalla meta” che cerco di farmi entrare in testa come un mantra al momento è sempre li appesa al muro.

Ho in testa il mio obiettivo: laurearmi. A giugno. Poi cercare di far la specialistica all’estero. Magari in Francia. E restarci. E portare mamma e sister e poi trovarmi magari un francesino che ami viaggiare in camper come me. Divaghiamo…

Laurea. A giugno.

Al momento però gli “ostacoli” mi terrorizzano. Devo finire tirocinio. Devo finire gli esami. Statistica! Devo fare la tesi.

Ansia.

 

Però adesso partecipo a un blog da fashionaddicted con la mia bella Angela

se qualcuno ancora mi legge e ha piacere sta diventando un bel blog, ecco il link

http://theredlipstick-diaries.blogspot.it/

 

BACI

 


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Mi sto avvicinando, come promesso

Papi, hai visto? Ho preso 30! Più culo che giudizio, e comunque sono medaglia d’oro di arrampicata sugli specchi!!! Spiderman mi fa un baffo! E adesso siamo a meno quattro. Ti ho promesso che prossimo anno mi laureo, e entro la fine di questo anno porto a termine i 5 esami che mi ero prefissata, così nel 2013 devo solo (solo :P) fare statistica… Te l’avevo promesso, vedrai…


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Help! Imbranata informatica!

Non sono ancora in grado di inserire un’immagine profilo =_= Non so proprio come si fa…uffaaaaa!!!


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Ho risposto bene?

Ho trovato questo prima:

Tratto da “psicodramma.net”:

Premessa
Queste 12 domande non hanno alcuna pretesa scientifica. Sono state costruite sulla base dell’esperienza e del buon senso, quindi le relative risposte non vanno prese come la restituzione di un test orientativo, ma come materia di riflessione.

Chi fosse interessato ad approfondire la conoscenza delle proprie attitudini professionali può consultare il sito www.psicotest.it
Oppure può chiedere un colloquio con il direttore della Scuola di Psicodramma Analitico anche all’indirizzo e-mail: [email protected]
1. Pensi che si possa essere creativi e contemporaneamente equilibrati?
Si, e la creatività può essere una fonte di equilibrio.
2. Ti piace di più la storia o la fantascienza?
Adoro entrambe.
3. Pensa alla tua vita affettiva: dovendo scegliere, preferisci il tuo benessere o quello del tuo partner?
E’ un dato di fatto che generalmente penso prima al benessere delle persone che amo e io mi metto in coda.
4. Che definizione dai dell’amore?
Iiiih che dura….credo sia assenza di invidia, si può parlare di amore (romantico o familiare) quando tra le parti c’è rispetto e fiducia e condivisione, non nel senso che se si hanno gusti o idee differenti allora non è possibile, ma sempre nel senso del rispetto. Assenza di invidia e totale rispetto. E come dice Benigni “Se ti amo, non ti rubo, non ti ammazzo…”
5. Ritieni indispensabile fare un’analisi personale prima di diventare psicoterapeuta?
Assolutamente si!
6. Come ti poni davanti all’omosessualità reale?
C’è anche quella finta? Comunque cosa c’è di male nell’essere se stessi? E’ come chiedersi “Come ti poni davanti all’eterosessualità”. Chi dice cosa è giusto quando riguarda il proprio sè intimo. Fintanto che non ledi la libertà e la salute degli altri ognuno ha il diritto di vivere bene con se stesso. Trovo assurde certe fregnacce che si sentono sull’omosessualità!
7. Pensi che per essere psicoterapeuti sia meglio essere prima genitori?
Non necessariamente.
8. Ritieni che una/o psicoterapeuta debba essere laico, cioè neutrale rispetto ad ideologie o religioni?
Io sono laica, ma non credo che una persona laica sia per forza neutrale e al contrario una persona religiosa no. Uno psicoterapeuta dovrebbe esser neutrale. Punto.
9. Pensi che sia un vantaggio o uno svantaggio per uno psicoterapeuta essere possessivo?
Forse potrebbe essere uno svantaggio, ma se ha fatto dell’autoanalisi prima dovrebbe esserne consapevole.
10. Pensi che l’università insegni la professione di psicoterapeuta?
No affatto. O trovi altre strade o puoi restare a fare la commessa…e sto cercando di evitare questa strada! (con tutto il rispetto per il mestiere di commessa, che ci vogliono due palle così a fare!)
11. Sei al ristorante: preferisci un menù conosciuto o azzardi a scegliere piatti che non conosci?
E’ bello provare cose nuove!
12. Se ne conosci la differenza, preferisci lavorare in setting individuale, di coppia o di gruppo?
Non sono sicura di conoscere bene le differenze nello specifico, ma credo che ogni tipologia di setting sia tanto interessante, solo che più persone cerchi di “aiutare” nello stesso momento più esperienza devi avere…

Bene sono una futura psicoterapeuta?! :P


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